YMCA: Fall into an healthier you!

Il giorno che ho perso tutti i denti avevo 14 anni.

Era estate.

Mi ero svegliato di buon’ora per andare a trovare Jim.

Dopo essere arrivato al palazzone dove abitava, sono passato dal vicolo arrampicandomi a fatica sul cassone della mondezza per issarmi sulla scala antincendio.

Ho aspettato che Jim si svegliasse, non volevo disturbarlo.

Lui come al solito non sembrava sorpreso di vedermi, non mi ha nemmeno salutato. “Dove andiamo oggi?” mi ha chiesto.

Era pallido come la luna da ragazzo, Jimbo.

La pelle lentigginosa, i lineamenti femminili e la faccia da schiaffi.

Io ho alzato le spalle. “Ho della birra”

Lui ha sorriso e mi ha detto “Entra a far colazione, Steve. I miei non ci sono”

Una delle cose simili fra casa mia e quella di Jim era la puzza di fumo. Un’altra erano gli scarafaggi e la polvere. Ma Jim aveva la play nuova di pacca, merito del ragazzo di sua mamma, e quindi star da lui era Disneyland a confronto che star da me.

Abbiamo mangiato due tazze di cereali a testa per colazione.

Gli avevo proposto di giocare a Destruction Derby, ma Jimbo aveva sbuffato.

“Nah, usciamo. Voglio provare a fare il rail oggi. Andiamo a farci un giro”.

Per convincermi, mi ha lanciato un pacco di Lucky strike.

Gli ho sorriso, era merce rara “Dove le hai prese?”

“Dalla giacca di mamma, tanto gliele scroccano sempre al lavoro”.

Messi insieme 10 dollari, li abbiamo spesi tutti sulla strada fra il KFC e il minimarket all’angolo e abbiamo pistato a piedi sotto il sole fino alla zona est della città. Jimbo parlava poco. É sempre stato uno poco loquace fin da bambino, ma io e lui avevamo questo modo particolare di capirci, fatto di segni e sguardi.

Il nostro posto speciale per l’estate, il nostro campo per le vacanze estive, era una vecchia YMCA nella zona industriale. Il meglio che potessimo avere. Sapevamo che ci avrebbero cacciati anche da lì entro l’inizio di settembre. Ma fino ad allora ci limitavamo a passare dalla porta di servizio divelta e ci sistemavamo nella vecchia palestra a goderci frescura e ombra.

Tutto il giorno, tutto il dannato giorno.

Ogni tanto Joey o Camaro portavano lo stereo e passavamo il pomeriggio ad ascoltare di tutto. Joey adorava i Guns n’ Roses e i Nirvana, Camaro era un fanatico dei Motley Crue, dei Soundgarden e dei Faith No More, Jimbo era quello dei Red Hot Chili Peppers e di Marilyn Manson, mentre io…io ascoltavo DMX e 2Pac. Non avevamo niente in comune come gusti e ci scannavamo da bravi amici ogni volta che qualcuno cambiava il nastro fra un “metallaro di merda” e un “tua madre puttana”. Eppure i soldi per le batterie C li mettevamo insieme e conoscevamo l’uno i testi dei pezzi degli altri a memoria.

Forse avevamo tutti gli stessi gusti dopotutto.

Quel giorno, Joey e Camaro non erano nei paraggi.

C’era un silenzio inquietante.

Abbiamo mangiato il pollo e poi Jimbo si è messo a provare il rail con lo skateboard.

Si è stancato dopo la quarta volta che è finito di schiena bestemmiando come un camionista.

Ho aperto la prima birra ridendo. “Dovresti provare tu, coglione” mi ha risposto, fingendo un’incazzatura.

Ho riso, scuotendo la testa.

Mi son acceso una sigaretta e gli ho passato il pacchetto. Il senso di appagamento di fumare, allora era intrinsecamente collegato al nostro atteggiamento da stronzi teenager a cui erano scesi da poco i testicoli. “Sai che non ne sono in grado, Jimbo, so manco leggere a momenti”

“Stronzate, Redrum! Tu sai leggere, solo hai quella cazzo di cosa”

“Dislessia? Forse sono solo stupido per le botte”

Dopo aver sputato nella polvere, Jimbo è rimasto un po’ in silenzio, poi ha mormorato “A scuola sono degli stronzi, lo sai. Se ne rendessero conto ti farebbero…”

Ricordo di averlo interrotto, di essermi incazzato.

“Non farebbero un cazzo. Mi manderebbero da qualche consulente di merda! Poi, sai che risate fargliela capire allo stronzo” Lo stronzo era mio padre. Non l’ho chiamato padre per un bel pezzo. Quell’ubriacone del cazzo mi aveva scassato lo stereo a pedate e da quando s’era rotto la mano stava a ciondolare a casa scassando le palle. Non lo sopportavo. Poi le cose son cambiate, ma forse era già troppo tardi per riallacciare.

Mio padre era la ragione per cui di prima mattina facevo la posta fuori dalla finestra di Jimbo. Jimbo sapeva, non ne parlavamo, ma lo sapeva.

Ogni volta che saltava fuori mio padre nel discorso cambiava strada senza dire troppo.

“Camaro ha fregato la cassetta di Natural Born Killers al videonoleggio. Domani ce la vediamo da me?”

Mi sono limitato ad alzare le spalle “Ok”

Abbiamo bevuto un’altra birra. Degli altri nessuno in vista. Abbiam dato fondo alle patatine e abbiamo continuato a fumare parlando di stronzate. Gli X Files erano veri? Il Tour di Antichrist superstar sarebbe passato per Crusade? Avrebbero rieletto Clinton? Joey “Comrade” era una spia russa mandata per ucciderci? Risate fino alle lacrime.

Alla terza birra eravamo già belli ubriachi e iniziavamo a ridere per ogni cosa senza ragione.

Mi stavo divertendo.

Ci stavamo divertendo.

Jimbo e io.

“vuoi fermarti da me stanotte? Cerchiamo di vedere due tette alla tv e giochiamo con la play” ha chiesto Jimbo. Me l’ha chiesto per una sola ragione.

Sapeva che non volevo tornare a casa e i problemi che avrebbe avuto con la madre sarebbero stati inferiori rispetto a quelli che potrei aver avuto io a casa con lo stronzo.

Ho annuito.

Non mi interessavano le tette, non troppo.

Avevo 14 anni e stavo passando la mia prima cotta.

Si chiamava Vivi ed era un cazzo di maschiaccio.

Capelli neri corti, occhi verdi, nessuna femminilità.

Sboccata senza speranza.

Mi aveva copiato il nastro di AstroCreep 2000 dicendomi di iniziare ad ascoltare roba seria invece che stronzate da ghetto.

Volevo portarla alla YMCA ad ascoltare un po’ di musica, ma ero certo che Camaro mi avrebbe preso per il culo, lui e Joey Comrade.

Mi son acceso un’altra sigaretta e ho provato a introdurre il discorso a Jimbo “Hai presente Vivi?”

“Quella che sta sulla quinta?”

“Si, mi ha copiato una cassetta dei White Zombies”

“A te fan cagare i White Zombies”

“Non sono male”

“Come mai ti ha copiato una cassetta?”

Ho alzato le spalle

“Nessun motivo, parlavamo di musica, credo”

Ricordo che Jimbo ha tirato fuori un messo sorriso.

Non una risata. Un sorriso.

C’era una grossa differenza.

“Dovresti portarla qui, una volta.” mi ha risposto

“Dici che potrebbe divertirsi con il nostro gruppo?”

Lui ha sorriso di nuovo “Da solo, tu e lei, coglione”

Ricordo che non riuscivo ad afferrare, non avevo capito a cosa si riferiva, non del tutto.

Ci siamo guardati fissi per qualche istante, poi ho annuito senza troppa convinzione.

“Perchè domani non la inviti fuori? Io comunque volevo andare in sala giochi. Salty dice che ha pestato due ragazzini e ha fregato un sacchetto di gettoni.”

Invitare Vivi fuori, chiamarla a casa. Avevo il suo numero? Sapevo dove stava.

Potevo trovare il numero.

Portarla in un posto abbandonato non era proprio il massimo, ma ero un ragazzino e solo pensare di vederla fuori da scuola mi mandava fuori di testa. Aveva un buon odore, Vivi. Mi piaceva come mi guardava.

“Redrum” mi ha riportato alla realtà Jimbo.

“Che” ho risposto io.

“Sei rosso, cazzo” ed è scoppiato a ridere.

Faccio finta di incazzarmi e lancio una delle bottiglie vuote al muro “Affanculo, piantala di dire stronzate, Jimbo” ci siamo messi a ridere e Jimbo, imitandomi, ha lanciato un’altra bottiglia vuota. verso una delle finestre.

“Affanculo te, Redrum! ti piace una metallara che rutta e sputa per terra”

Io, ridendo ho gridato “Si, fanculo! La posso presentare in famiglia senza vergognarmi!”

Un tonfo ci ha zittiti.

Quel tonfo lo ricordo ancora. Nei miei incubi.

La porta dell’YMCA si era spalancata.

“Che cos’abbiamo qui?” la voce era quella di un uomo adulto.

La risposta è stata una risata.

Erano due. Mi sono voltato verso Jimbo e lui era pallido come uno straccio.

Le due figure hanno superato la soglia e ho sentito il cuore cadermi nello stomaco.

“Sbirri” ha sussurrato Jimbo.

Uno dei due era un vecchio sovrappeso con la faccia crivellata da cicatrici da acne, denti piccoli, gialli e maligni. L’altro era allampanato, con occhi chiari e il muso affilato.

La mia associazione è stata immediata con l’attore che faceva il T-1000 in Terminator 2.

Io e Jim ci siamo guardati, l’idea era iniziare a correre, correre di brutto.

“Fermi, ragazzi” ci ha bloccati quello vecchio. La sua mano era vicina alla fondina.

Si sono avvicinati alle gradinate.

Noi non abbiamo mosso un muscolo.

Ricordo le ginocchia farsi di gelatina mentre i due camminavano verso di noi con una lentezza esasperante. Ogni passo risuonava nella sala.

“Questa è proprietà privata, ragazzini” la voce di quello magro era acuta, stridula.

Jimbo ha provato a ragionarci.

Ha fatto un passo avanti “Stavamo solo…”

Il poliziotto grasso ha disteso la mano davanti a sé, come Magneto degli X-men quando blocca i proiettili.

Jimbo ha esitato.

“Stavate facendo i vandali, ragazzino. Quanti anni avete?”

Mi ero voltato e Jimbo era con la bocca mezza aperta, incapace di parlare.

E i due poliziotti stavano ridendo.

Se la stavano godendo.

Le parole sono uscite da sole

“Agente, non stavamo facendo niente di male, devono demolirlo questo buco” L’ho guardato negli occhi, ho sostenuto lo sguardo.

“Questo qui sembra un piantagrane. Sei un piantagrane, pisciasotto?” quello magro ha iniziato a sfottermi.

Io ho spostato lo sguardo su di lui e ho ringhiato “Tua Madre”

Non ho fatto in tempo a dire nient’altro.

Un colpo fortissimo, come un maglio da fabbro, mi ha colpito in piena faccia.

Mio padre a confronto era una piuma.

Sono volato a terra con le orecchie che fischiavano.

Ricordo il sapore della polvere quando sono atterrato.

Mentre vedevo solo cemento e vetri rotti, sentivo quello magro ridere di gusto.

Mi sono alzato in ginocchio per combattere, ma una mano mi ha sollevato da terra. La maglietta di Tupac tesa verso il grugno del poliziotto grasso.

“Teppistello del cazzo, mi sa che te le dobbiamo insegnare, due buone maniere” Puzzava di alcool e nicotina, si leccava le labbra in modo laido.

“Lasciatelo stare!” Ha gridato Jimbo, correndo verso di me, solo per essere intercettato dall’agente magro.

Gli ha fatto mulinare lo sfollagente diritto sul muso.

Ho sentito chiaramente il suono di ossa rompersi.

Ho sentito chiaramente il suo grido.

Non il grido da ragazzina che faceva quando andava giù di faccia con lo skate.

Quello era dolore vero. Jimbo era a terra di schiena. Si teneva la faccia con entrambe le mani.

Lo sbirro grasso non ha perso tempo, ha iniziato a sbraitarmi contro. “Aggressione a pubblico ufficiale. Mi sa proprio che ve la dobbiamo dare una lezione” mi ha lanciato a terra “Oh si” ha continuato “dobbiamo proprio darvela, una bella lezione.” L’ultima parola era quasi un sussurro.

Ho agito d’istinto.

L’ho colpito sullo stinco da terra.

Forse speravo di potermi alzare in tempo mentre lui si fermava ad imprecare, distrarre l’altro, sollevare Jimbo e scappare come nei film.

Non è andata così.

Il poliziotto grasso ha riso, si è avvicinato.

La sua figura ha eclissato il sole, come se assorbisse la luce.

L’ho sentito ghignare mentre mi piantava la scarpa sullo sterno.

Poi ha sollevato lo sfollagente.

I colpi erano come fuochi d’artificio di dolore. Tutti diretti verso la faccia.

Ricordo che ho provato a difendermi mettendo le mani avanti, ma non è servito.

Non so quanto fosse durato. Non riuscivo ad urlare senza ingoiare bicchieri interi di sangue.

La lingua annaspava fra schegge di denti, sangue e saliva.

“Smetterai di aprire quella bocca del cazzo. Certo che smetterai, piccolo bastardello ciucciacazzi” ringhiava lo sbirro, ridendo.

Stavo piangendo senza rendermene conto.

Provavo a implorare di smettere, ma non riuscivo a parlare.

Ogni volta che aprivo bocca era per gridare.

Ogni grido esplodeva in una bolla di sangue e schegge di dente.

Sentivo Jimbo piangere e gridare accanto a me. Non riuscivo a vederlo.

Ad una certa è finita. Non so se sono svenuto. Non sentivo più nulla.

Vedevo solo il soffitto della YMCA, la polvere che scendeva lenta come neve.

Ho provato a muovere la testa e ho sentito un dolore lancinante.

I due poliziotti si stavano allontanando.

Jimbo era in piedi. Aveva il naso rotto e i pantaloni mezzi calati. Sangue sulla maglietta. Aveva raccolto un coccio di vetro. Gli occhi da folle.

Come al rallentatore l’ho visto correre verso i due stronzi.

Uno dei due si è voltato, la pistola alla mano alzata verso di lui.

Ho visto la fiammata senza sentire alcun rumore. Ho visto parte della testa di Jimbo schizzare verso l’alto, come una pennellata rossa.

Si è accasciato a terra. Come un pupazzo gonfiabile.

Non riuscivo a capire cosa stesse succedendo.

I due sbirri sono usciti dalla porta di corsa.

Mi sono alzato a fatica e sono corso verso il mio amico.

Aveva gli occhi spalancati e il naso come una frittella.

Guardava fisso il soffitto.

Un pezzo di testa era volato via.

Sotto di lui, un lenzuolo rosso si stava allargando.

Ho provato a dire “Jimbo, stai bene?” Ma tutto quello che è uscito erano sangue, muco e un lamento. Jimbo ha mosso gli occhi verso di me. Sembrava sereno.

Le labbra si sono mosse “Li ammazziamo” sembravano dire.

Ricordo di essermi tolto la maglietta ed avergliela messa attorno alla testa come un turbante. Non riusciva a camminare. L’ho caricato in spalla e sono uscito dalla YMCA barcollando.

Faticavo a reggermi in piedi. Tentavo di gridare aiuto, ma il risultato era vomitarmi sangue addosso. Non riuscivo a muovere la lingua, pensavo avesse fatto la stessa fine dei denti.

Sentivo solo schegge e gengive in bocca.

Nessuno ha fermato l’auto per aiutarci.

Nessuno è uscito dal negozio.

Siamo crollati nella prima cabina telefonica.

Ho fatto il 911 e ho blaterato tutto quello che riuscivo prima di svenire. Ricordo solo la voce dall’altra parte dire “può parlare più chiaramente? Da dove chiama?” “per favore parli con calma, la prego”

Mi sono svegliato due giorni dopo all’ospedale Saint Judas di Crusade.

Mio padre a fianco al letto a tenermi la mano. Non riuscivo a muovere la testa in nessun modo. Mio padre, quello che chiamavo lo stronzo, è scoppiato a piangere e mi ha abbracciato. “Dio sia lodato. Cazzo, Steve sei qui”. Ho pianto e mi sono riaddormentato.

Vivi è venuta qualche giorno dopo a trovarmi e non mi ha più lasciato. Passava le giornate a leggermi storie dell’orrore da libri per ragazzi e raccontarmi quello che succedeva a scuola. Chiedevo a lei e a mio padre di Jimbo, ma si limitavano a dire che non lo sapevano.

Era vivo, ma era in neurologia e nessuno poteva vederlo.

Joey, Camaro, Karl e Salty sono venuti una settimana dopo.

Quando stavano per mettermi la prima protesi. Ho scritto su un foglio.

Jimbo? Dov’è Jimbo?

Si sono guardati per un po’ e poi Salty ha preso coraggio. “Ha perso un pezzo di cervello.”

“Un grosso pezzo” ha aggiunto Camaro.

“Non si è ancora svegliato. È fuori pericolo, ma non sanno cosa succederà” ha continuato Salty.

“Per quanto ne sappiamo potrebbero mandarlo direttamente al reparto vegetali” Camaro non è mai stato un mostro di sensibilità.

“Ancora non lo sappiamo, Porco. Dicevano che potrebbe vivere tranquillamente senza troppi problemi” lo ha interrotto Karl.

“See, certo, Karl. Jim il Mezzatesta, te l’immagini? Che fenomeno da baraccone”

“Fanculo, Porco” l’ha zittito Joey, facendosi avanti.

“Redrum. Cerca di stare bene. Ti verremo a trovare ancora, ok?”

Io ho annuito e poi ho scritto:

“Hanno arrestato i bastardi?”

I miei compari d’avventure si sono guardati “Tuo padre ci ha detto tutto, ma…” ha iniziato Karl.

“Ma la denuncia è caduta nel vuoto” ha preso la parola di nuovo Joey “Sono sbirri del cazzo, non si infamano fra loro. Finirà come Rodney King.”

L’ho trovato talmente divertente, talmente paradossale da scoppiare a ridere. La risata è uscita come un suono graffiato, spaventoso, orribile. L’ho capito vedendo le facce dei miei amici impallidire.

“Quando uscirò” ho scritto sul foglio “Li troveremo.”

Ridendo ancora ho continuato a scrivere, era come se la mano si muovesse da sola “Li troveremo e poi gliela farò pagare. Li voglio morti”

Loro si sono guardati imbarazzati per un pezzo. Poi Camaro ha preso la parola “Sicuro, solo se Jimbo si riprende.” Ha risposto con strafottenza.

Ci siamo salutati e sono usciti.

Io sono rimasto sdraiato a guardare il cielo riempirsi di nuvole.

Il riflesso di me tenuto insieme da bulloni, fil di ferro e punti di sutura.

Sarei uscito dopo un altro mese e da quel giorno ogni volta che avrei sorriso la gente avrebbe avuto un brivido corrergli lungo la schiena.

Per quanto riguarda Jimbo, è ancora in giro. Lo chiamiamo il Mezzatesta e, nonostante tutto, è ancora più intelligente di me.

Photo Credit: Copyright © 2016 – Seph Lawless (All Rights Reserved) – Visit http://sephlawless.com/autopsy-of-america/ For More

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