Smashing Toy Soldiers

 

Tocca a me raccontare la seconda parte di della storia.

Redrum vi ha lasciato con me e lui in ospedale.

Era a fine anni 90.

Eravamo due sfigati qualsiasi, innocenti ragazzetti che, forse, in qualche modo, ce l’avrebbero fatta.

Poi due sbirri ci hanno brutalizzato e ci siamo ritrovati mezzi invalidi.

A Redrum sembrava andare meglio, dopotutto aveva perso solo i denti.

Io, fra attacchi epilettici, terapie dal logopedista e difficoltà di coordinazione, ci ho messo degli anni ad avere di nuovo una vita normale.

Mi piace pensare che il pezzo di cervello che ho perso fosse quello che altrimenti mi sarebbe andato in vacca come è successo a Stephen.

Lo avevamo soprannominato Redrum perché, quando ci ha raccontato della dislessia, Karl era saltato fuori dicendo “Tipo il ragazzino di Shining che scriveva Redrum invece che Murder?”

Abbiamo riso e, essendo Redrum un nome figo, gliel’abbiamo appioppato.

Dopo l’incidente, Redrum è diventato veramente più disturbato di Jack Nicholson.

Vivi, la sua ragazza, quella di cui lui era innamorato, non aiuta.

Dall’incidente si è molto legata a lui e, per quanto provi, non riesce a controllarlo.

Durante i miei anni di terapia, Redrum ha aiutato mamma a pagare i conti, poi, quando sono tornato autonomo, sempre lui mi ha trovato lavoro.

Eravamo amici, io e Redrum. Abbiamo riso, pianto e sanguinato insieme.

Dopo che mi sono ripreso del tutto, Redrum ha riunito i ragazzi.

Joey, Camaro e me.

Ci siamo trovati nel tardo pomeriggio fuori dal cantiere di quello che, qualche anno dopo, sarebbe diventato il World Royale Shopping Center.

Hanno iniziato il lavoro dopo aver demolito un intero quartiere.

Karl ci ha perso la casa.

Per questo la sua famiglia si è trasferita a Los Angeles.

“Ho trovato l’altro bastardo – ha iniziato – andiamo a prenderli tutti e due stanotte”

Era euforico, totalmente su di giri. I suoi denti metallici ammiccavano malevoli dalle labbra.

Io capivo cosa intendeva.

Aveva trovato uno dei due figli di puttana che ci avevano rovinato la vita.

“Quali bastardi, Redrum?” ha chiesto Camaro senza troppo interesse.

“I due piedipiatti che a momenti ci facevano secchi, Porco – gli ho risposto. – Vero?” ho continuato poi rivolgendomi a Redrum.

Lui ha annuito.

Il vecchio grassone, l’agente Philip Holt, è andato in pensione due anni fa.

L’abbiamo tenuto d’occhio per un bel pezzo, senza muovere un dito.

Il più giovane, l’agente Jeoffrey Brewer, aveva optato per un trasferimento volontario in un’altra città. Non sapevamo dove.

Io e Jim li volevamo assieme.

Dopo il pestaggio, mia madre aveva intrapreso un’azione legale perdendoci un bel po’ di soldi.

Non è stata ascoltata, è invecchiata precocemente ed è quasi finita sul lastrico.

Secondo la verità ufficiale, a compiere l’aggressione a nostri danni sono stati un gruppo di accattoni che noi avevamo provocato entrando in uno dei loro rifugi.

Accattoni che stanno, a detta loro, ancora cercando.

Nonostante avessimo accusato i poliziotti.

Nonostante avessimo fornito una descrizione più che dettagliata.

Nonostante a me avessero sparato con una Beretta 9mm di ordinanza.

Un brivido di adrenalina mi è salito per la spina dorsale, diritto fino al cervello.

“Dove” ho ringhiato.

“Frena, frena, frena. Dovremmo scassare due sbirri? E poi chi di noi va a concimare le margherite? Perché è proprio questo che succederà appena beccano uno di noi” Camaro aveva già messo le mani avanti.

Redrum ha sorriso, mettendo in mostra tutto il metallo che aveva in bocca.

“Abbiamo il permesso”

“Da chi, furbone, da tua madre?”

Redrum si è acceso una sigaretta, ne ha passata una a Joey

“Ora lo vedi – ha guardato l’orologio – Quel panzone dimmerda dovrebbe essere già qui”

Il panzone dimmerda, che non poteva essere altro che Bob, è arrivato pochi minuti dopo.

Robert Harper, meglio conosciuto come Paddin’ Bob.

Il nostro nuovo migliore amico.

È sceso da una Pontiac Grand AM probabilmente rubata imprecando e bestemmiando.

A fatica riusciva a uscire dalla macchina.

Paddin’ Bob. Capelli alla Elvis, quattro menti, un paio di baffi alla Clark Gable e 60 chili di troppo.

Non ha nemmeno salutato.

Si è fatto prendere da un attacco di tosse che ha curato immediatamente con uno scaracchio e una sigaretta.

“Dove cazzo eri?” gli ha ringhiato Redrum

“Woooo, staccalmo, mi stavo occupando del lavoro. Dobbiamo ancora passare a prendere i ferri”

Camaro ha fatto un cenno a Bob, poi ha detto “Ok, Stephen, da chi cazzo abbiamo il permesso?”

Bob ci ha fatto segno di avvicinarci alla macchina.

Ha aperto il bagagliaio mentre facevamo cerchio per vedere.

Nel bagagliaio, in mutandoni e canottiera, con caviglie e polsi legate insieme, nastro adesivo su palpebre e bocca e un bel paio di cuffie antirumore fissate sulle orecchie c’era l’agente Holt.

Sarei dovuto essere soddisfatto nel vederlo così.

La verità è che avrei preferito farlo di persona.

“Dalla città di Crusade, abbiamo il cazzo di permesso – ha iniziato a ridere Redrum – quel sacco di merda di Brewer è a Bakersfield, un po’ fuori città. Abbiamo già trovato l’indirizzo. Non è nella giurisdizione del Macellaio. In quanto a lui, è un relitto. Non mancherà a nessuno”

Joey ha annuito “Insomma, la polizia non farà troppi straordinari se sparisce.”

Bob ha grugnito, sbattendo il bagagliaio. Da dentro, il poliziotto ha mandato uno strillo soffocato.

“Non li hanno fatti per loro, non li faranno certo per lui”

Redrum mi ha guardato diritto negli occhi. Era euforico, soddisfatto.

Pronto a piangere di eccitazione.

Aspettava solo il mio cenno.

“Andiamo a prenderli.”

“Prima i ferri”

Si è rivolto agli altri “Bob è dei nostri. E voi?”

Joey ha annuito “Sicuro, andiamo a fargli il culo”

Camaro ha alzato le spalle “E chi se la perde. Magari con la scusa gli svaligio casa”

 

Ci sono volute un paio d’ore per arrivare.

In macchina c’era una tensione elettrica.

Sembrava tutto un brutto sogno.

Camaro provava a convincere Bob di quanto sarebbe stato prolifico arruolarsi per l’Afghanistan e con la scusa iniziare a importare oppio negli States. Bob gli ha ricordato che il mese scorso avevano fracassato di botte due addetti al reclutamento fuori Blockbuster.

Joey, intanto, continuava a controllare le pistole con un ordine maniacale imparato chissà dove:

far scivolare fuori il caricatore, conta dei proiettili, reinserimento del caricatore, portare indietro il carrello, caricare il colpo in canna, controllare l’allineamento delle tacche della mira, inserimento della sicura, disinserimento, far scivolare di nuovo fuori il caricatore, far scorrere indietro il carrello, espellere il colpo in canna, inserire il proiettile espulso nel caricatore, conta dei proiettili, reinserimento del caricatore e di nuovo da capo.

Così.

Per tutto il viaggio da Crusade a Bakersfield.

Eravamo troppo tesi per dirgli di piantarla.

Brewer abitava in una villetta appena fuori città. Ampio giardinetto, due piani, due ingressi.

Abbiamo telefonato a casa da un cellulare per assicurarci che ci fosse.

Quando ci ha risposto abbiamo riattaccato.

Joey è sgattaiolato fuori dall’auto e ha tagliato la linea telefonica.

Intanto, noi ci siamo preparati.

Redrum e Bob sono andati sul retro.

Io e Camaro ci siamo avvicinati alla porta principale.

Abbiamo suonato il campanello.

Qualche secondo dopo ci ha risposto Brewer in persona “Chi è?”

“Sono Jules, ci siamo appena trasferiti in fondo alla strada, volevamo chiedervi se anche a voi non andasse più il telefono”

Abbiamo sentito il catenaccio sfilarsi.

Dietro di noi, Joey era pronto a caricare.

Appena visto uno spiraglio di luce, abbiamo fatto strada a Joey che si è lanciato con tutto il suo peso contro la porta.

Brewer è finito a terra di schiena tenendosi il naso.

Io ho dato il segnale urlando “HEY OOOH!”

Come da programma gli altri due hanno sfondato la porta sul retro. Ho sentito un grido di donna, mentre Camaro si sedeva sul petto di Brewer, infilandogli la pistola sotto il mento.

La sua faccia da furetto, anche col naso ridotto a poltiglia, non l’avevo dimenticata.

“Ti ricordi di me, faccia di cazzo?” gli ho ringhiato.

Lui ha scosso la testa. Nei suoi occhi vedevo l’oblio farsi avanti. Terrore puro.

Joey ha chiuso la porta e ha iniziato a fare il giro della casa.

“Hey Comrade, vedi di non fregarti tutto. Ho preso un giorno libero e non me lo pagano” gli ha gridato Camaro. Joey ha risposto “Fottiti, Porco”

“BOB!” ho gridato

“Di qua” Bob stava ridendo.

Abbiamo sollevato Brewer e l’abbiamo trascinato in soggiorno.

Bob e Redrum ci aspettavano tenendo la moglie di Brewer con la pistola puntata alla tempia e un braccio piegato dietro la schiena. I suoi occhi vibravano di tensione, sembrava sempre sul punto di gridare ancora.

“Io non farei un fiato, troia, o finisce qui. Ti ritrovi le cervella a tinteggiare il cazzo di soffitto.” ha sibilato Redrum.

Intanto la zampa di maiale che Bob aveva per mano strizzava il seno della donna.

“Il che sarebbe un peccato. E’ un po’ che non mi faccio una rossa.”

“Nastro” ho detto a Camaro. Camaro, sbuffando ha tirato fuori il rotolo e ha fatto fare due giri attorno alla bocca della moglie di Brewer, intorno alla vita e attorno alle caviglie.

Sentivo Brewer contrarre i muscoli mentre lo tenevo in ostaggio.

Guardare la scena doveva farlo molto incazzare.

Ogni volta che sentivo un movimento da parte sua, premevo sempre più la pistola contro il suo corpo.

Sistemata la moglie l’abbiamo abbandonata sul pavimento.

Bob è tornato con Camaro alla macchina e Joey è entrato in salotto.

“Dove cazzo è il ragazzino?” ha chiesto leggermente agitato.

Brewer non sembrava voler rispondere. Era catatonico.

Redrum gli ha preso il naso tumefatto fra indice e medio e ha iniziato a torcere.

“Rispondi al compagno Joey, sbirro” gli ha sibilato.

Brewer ha gridato di dolore.

“È…è…dalla madre di Elise, Elise diglielo!”

La moglie, Elise, ha iniziato a scalciare e contorcersi e a muovere la testa in maniera affermativa, manco fosse una tarantolata.

Ci siamo fissati un momento, poi Joey ha detto. “Non c’è nessun altro in casa. Mal che vada, appena arriva freddiamo pure lui”

Abbiamo preso una sedia e legato Brewer col nastro senza troppa economia.

“Che volete? Chi cazzo siete?” è riuscito a mormorare quando abbiamo finito.

Redrum gli ha sorriso. “Ora lo scoprirai”

Si è diretto verso la moglie. L’ha afferrata da terra per i capelli e ha iniziato a tirare. L’ha sollevata di peso, mentre lei mandava un grido soffocato da dietro il nastro.

Le ha premuto la faccia sul tavolo, bloccandole le gambe.

Sul suo viso iniziava a spandersi sangue rosso.

“Elise, giusto?” le ha chiesto Redrum.

Lei ha annuito, esitando.

“Noi siamo dei vecchi…vecchi amici di tuo marito. Eravate insieme a Crusade? Certo che sì. Avete un figlioletto, no?”

Brewer sembrava aver realizzato chi fossimo “No, stai zitto o giuro su dio…” Io gli ho premuto la pistola alla fronte. L’impulso di sparare è stato forte da reprimere.

“Lascia parlare il signor Chambers” ho detto, scoprendo un tremito nella mia voce.

Redrum ha ricominciato a parlare con voce più calma possibile. Le mani gli tremavano visibilmente.

“Qualche anno fa io e il signor Pyke –  mi ha indicato – abbiamo fatto la conoscenza, non molto piacevole, di tuo marito e un suo collega, che presto ci raggiungerà.”

Redrum ha fatto una pausa. L’ho visto mettere via la pistola. Continuava a tenere la testa della moglie sul tavolo. Lei guardava fissa me con gli occhi di un animale davanti ai fari di un’auto.

“Quel pomeriggio, tuo marito e il suo collega ci hanno presi, ci hanno fracassato di botte e dopo essersi divertiti con noi – un’altra pausa, la sua voce lasciava intendere rabbia e lacrime – Ci hanno lasciato a sanguinare a terra. Il signor Pyke ha provato a reagire.” Da dietro la schiena, Redrum ha fatto comparire un mazzuolo. Lo ha stretto con forza.

“E sai cos’ha fatto, quello schifoso di tuo marito? Ha sparato in testa al signor Pyke! Gli ha fatto un buco nel cervello. UN CAZZO DI BUCO!” Ho mollato la presa di Brewer istintivamente. Mi sono avvicinato di scatto a Redrum. Ho smesso di ragionare. Gli ho sfilato il mazzuolo dalle mani. L’ho spinto via. Ho stretto l’impugnatura con forza. Il mio braccio si è alzato.

Ho calato la mazza diritta sulla testa della donna. Lei ha mandato solo un grido soffocato. La mazza ha colpito il cranio. L’ossatura ha ceduto quasi istantaneamente. Un grosso schizzo di sangue è partito lungo tutta la tavola. Ho rialzato il braccio solo per abbassarlo con più forza. Ancora, ancora e ancora. Una, due, tre, quattro, non so quante volte. Mi sono accorto che stavo colpendo una massa informe quando ho vibrato l’ultimo colpo, sfasciando il tavolo.

Mi sono voltato. Redrum stava ridendo con gli occhi fuori dalle orbite. I suoi denti di metallo brillavano malevoli. Joey stava tenendo un cuscino sulla faccia di Brewer per soffocare le grida.

Era sconvolto ed eccitato.

Dietro di lui, Bob e Camaro sembravano contrariati.

“Fanculo, volevo scoparmela” si è limitato a dire Bob.

“È ancora calda. Serviti” le parole mi sono uscite dalle labbra senza pensare.

Gli schizzi di sangue e cervella sono arrivati fino al soffitto. È abbastanza certo che alla signora Brewer faranno il funerale con la bara chiusa.

Ho lasciato cadere il martello a terra, sospirando.

“Scusa, Steve, non era nel programma, credo” lui mi ha dato una pacca sulle spalle e si è limitato a dire “Andiamo avanti”

Abbiamo legato Brewer e Holt schiena contro schiena. Erano imbavagliati. Holt puzzava d’inferno. Quando gli abbiamo tolto il nastro dagli occhi, il vecchio ha perso buona parte delle sopracciglia.

Questo l’ha svegliato.

Si è guardato attorno nel panico. Ha provato a muoversi senza troppo successo.

Sono certo che l’ultima cosa che deve aver visto prima di diverse ore in modalità Guantanamo Bay fossero state la faccia di Bob e uno straccio pieno di cloroformio che gli veniva premuto in faccia.

Ha provato a parlare da dietro il bavaglio. Il mugolio è stato zittito da un manrovescio di Redrum.

Ci siamo guardati. Camaro aveva già portato dentro le taniche di benzina e i chiodi.

“Volevi dirgli qualcosa?” mi ha chiesto Redrum. Sembrava sfinito.

“No…Tu?” non riuscivo a dire nulla.

Redrum ha scosso la testa. “Mi sono immaginato questo momento per anni, mi sono immaginato le parole che volevo dire a questi due figli di puttana prima di inchiodarli. Ma sai cosa? Non ne vale la pena. Saranno carne morta. Non serve parlare, non impareranno, e anche se lo facessero non gli servirebbe più a molto.”

Ho annuito.

“Diamoci da fare”

Abbiamo raccolto i chiodi da ferrovia. Chiodi lunghi tre palme, arrugginiti e contorti.

Il primo l’abbiamo appoggiato alla spalla sinistra di Holt. Sono bastati due colpi. La punta è entrata nella carne sfasciando ossa e tendini e ha penetrato la schiena di Brewer.

Entrambi hanno gridato dentro i loro bavagli.

Sospirando, abbiamo posizionato il secondo chiodo appena sotto alla cassa toracica di Brewer, sul lato destro. Il primo colpo è andato a vuoto per le contrazioni dello stomaco aprendo uno squarcio. L’abbiamo riposizionato, tenendolo fermo, ed è entrato dall’altra parte in tre botte sicure. Il terzo è entrato senza difficoltà nel braccio destro di Brewer, penetrando in quello sinistro di Holt.

Abbiamo aspettato un minuto per riprendere fiato. Sul pavimento si stava allargando una gran chiazza di sangue. Nel frattempo, gli altri stavano svaligiando la casa senza badare troppo a noi.

Abbiamo intravisto Bob caricarsi un lettore dvd sotto braccio mentre usciva “Oh, tutto ok?”

Abbiamo annuito, poi ci siamo guardati.

“Facciamola finita” mi ha detto Redrum con un tono quasi implorante.

I due poliziotti continuavano a gridare e piangere da dietro il nastro.

Erano entrambi cianotici.

Ha cominciato Redrum. Si è messo di fronte ad Holt, ha puntato il chiodo all’altezza delle labbra.

“Sorridi” ha sibilato senza troppa convinzione mentre io gli tenevo ferma la testa.

Holt ha gridato. Il chiodo ha forato il nastro, squarciato le labbra e frantumato i denti.

Ho sentito per un secondo soltanto il grido strozzato e gorgogliante del vecchio prima che un altro colpo gli chiudesse definitivamente la bocca. La punta gli era uscita dall’altra parte del collo, frantumando la spina dorsale.

Gli ho lasciato andare la testa e poi ho chiesto il martello. Redrum ha serrato le sue mani insanguinate attorno alla testa dell’agente con la faccia da furetto.

Ho messo il chiodo sulla sua testa.

L’ho sentito mormorare attraverso il bavaglio.

Stava pregando.

Col senno di poi, mi sarebbe piaciuto dirgli che dio non esisteva o stronzate simili.

La verità è che ho provato pena per quel povero stronzo.

Stavo pregando anche io mentre lui faceva i suoi porci comodi.

“Ringrazia che tuo figlio non ti vedrà mai così”

Ho vibrato un colpo talmente forte da far schizzare il chiodo a fondo nel cranio, dove si è eclissato fra la materia celebrale.

Ci siamo guardati. Eravamo lordi di sangue, i nostri sguardi erano vuoti e tetri.

“Avete fatto?” ha detto Joey.

Abbiamo annuito.

“Ok, ripulitevi e diamoci una mossa”

Abbiamo versato la benzina dentro tutte le stanze, ci siamo tolti sangue e cervella di dosso in bagno e infilato tutti i vestiti in un sacco della mondezza dopo aver indossato un ricambio.

Camaro si è preoccupato di appiccare l’incendio prima che partissimo.

Ci siamo allontanati senza dire una parola mentre, alle nostre spalle, le fiamme si alzavano verso il cielo.

“Ci prenderanno?” ho chiesto a Redrum.

“Fanculo, chi se ne fotte” mi ha risposto, passandomi una sigaretta.

“Genio, ricordati di dar fuoco a quella roba nell’inceneritore” l’ha apostrofato Camaro.

Bob si è acceso una sigaretta e ha detto “Ho fame. Dovevamo prenderci anche qualcosa dal frigorifero” Nessuno gli ha risposto.

“È finita?” ho chiesto a Redrum.

Lui ha scosso la testa “No. Non finirà mai.”

E questo è quanto.

 

 

 

 

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