The Bishop

L’abbiamo trovata al centro del campo da basket nel cortile della Lincoln Junior High.

Posizione supina, braccia legate dietro la schiena. Dal collo si estendono tracce di schizzi lunghi e curvi, grosse pennellate che tracciano un disegno confuso, crudele. Sulla linea dei tre punti una scritta col sangue:

NON C’è ALCUN DIO E IL CAOS è IL SUO PROFETA

 

Tuoni in lontananza, sopra di noi le nubi promettono temporale. Ordino alla squadra di fare in fretta i rilevamenti prima che possano venir cancellate le tracce.

La vittima è una ragazza di 23 anni, bianca, l’altezza può variare da 1,57 a 1,62 forse 63. Difficile dirlo senza testa. Il modus operandi è quello dell’omicidio di Andrea Kinkaid, uccisa il mese scorso e ritrovata fuori da un edificio abbandonato a Muttville. L’assassino è stato soprannominato dalla stampa “Il cacciatore di teste”. La squadra del tenente Plummer e io abbiamo messo in piedi una task force per individuare ed arrestare l’aggressore, abbiamo richiesto anche un profile dell’assassino da Quantico. Una vera e propria caccia al mostro.

Eccetto che il mostro non esiste.

Andrea Kinkaid è stata uccisa in una delle celle del distretto da una vecchia tossica che poi è svanita nel nulla. La sua migliore amica, Frances Walsh, ha dimenticato a fatica la storia in cambio di un salvacondotto per l’arresto. La stessa notte, assieme agli altri agenti, abbiamo fatto spostare il cadavere e l’abbiamo “ritrovato” a Muttville grazie ad una “segnalazione anonima”.

La storia è rimasta in piedi per un mese intero mentre interrogavamo i soliti sospetti, arrestavamo mitomani e consolavamo la famiglia.

Crusade è entrata in paranoia.

C’è un mostro, un mostro a piede libero. Un cacciatore di teste.

Il profile è chiaro. Il mostro non si fermerà, colpirà ancora.

Di colpo le strade sono diventate più sicure. Spacciatori, scippatori, accattoni e pervertiti si sono presi una vacanza per paura di essere arrestati.

Qualche giorno fa ho confidato al tenente Plummer che la morte di quella ragazzina è stata la cosa migliore che potesse succedere.

Abbiamo riflettuto che, forse, avere uno spauracchio in giro per Crusade a seminare il panico, stava contribuendo a rendere la città più sicura.

Fino a stasera.

Carichiamo il corpo quando le prime gocce iniziano a baciare l’asfalto.

La mattina arriva, ma senza luce.

Plummer entra in ufficio bestemmiando.

“Non si risponde più alle chiamate d’emergenza?” gli chiedo.

Lui mormora qualcosa di incomprensibile. Credo abbia detto “scassa cazzo”

“Hanno trovato un cadavere decapitato. Femmina, bianca, 23 anni…”

“Me l’hanno detto. E allora?” mi guarda da dietro la sua tazza di caffè.

Plummer è visibilmente irritato.

“Ci sono buone ragioni per pensare che sia lo stesso della Kinkaid.”

Lui si siede sulla sua scrivania. No, non si siede. Si lascia cadere.

Lo temevamo entrambi, lo temeva buona parte delle persone coinvolte. Quella sensazione in fondo al cranio. Quel pensiero fisso, come un cattivo odore che non vuole andarsene dalle mani.

“Potrebbe essere un epigono. Abbiamo fatto in modo di alzare un fottuto polverone con questa storia. Ricordi solo quanti mitomani si sono consegnati?”

Certo che lo ricordo. Un esercito di mitomani a tutte le ore che affermava di essere il cacciatore di teste. Avevamo in programma di arrestarne almeno uno e chiudere la faccenda, ma nessuno di loro era abbastanza convincente. Senza contare che la pistola fumante sarebbe stata la testa della Kinkaid e nessuno sapeva inventarsi che fine gli avesse fatto fare. Uno si è presentato con un barattolo con all’interno una testa di bambola sotto tequila, affermava di essere il padre biologico e di averla salvata dal peccato.

“C’erano le scritte, Plummer”

Quando Andrea è stata decapitata nella sua cella, senza che le telecamere di sorveglianza registrassero nulla, sono comparsi disegni e scritte, simboli esoterici forse. Non abbiamo mai fatto analizzare la cosa. La parola d’ordine era INSABBIAMENTO.

E quella scritta: NON C’è ALCUN DIO E IL CAOS è IL SUO PROFETA.

Da quando l’ho vista, nella cella di detenzione del distretto, ho iniziato a vederla ovunque.

La potevo leggere grafitata nei vicoli, incisa nelle panchine dei parchi pubblici, scritta a pennarello nei bagni dei locali. Il mantra di Crusade.

L’ho ignorato, non ho fatto domande. Non mi sono chiesta il significato. Ci siamo detti che era sicuramente un caso, un testo di qualche pezzo che danno alla radio, uno degli slogan del terrorista extraordinaire Mark Navarro. Niente che possa aver a che fare con quanto abbiamo visto.

Fino ad ora.

Per la stampa, tutto il contesto soprannaturale della morte di Andrea Kinkaid è stato omesso per ovvie ragioni.

“Merda…Ed era cominciata come una cazzo di giornata tranquilla” brontola Plummer.

Rimaniamo in silenzio qualche secondo, poi è lui a rompere il ghiaccio “ok, che facciamo?”

Io scuoto la testa, ci penso da stanotte. Non riesco a farmi venire un’idea. Non dovremo annunciare che il mostro ha colpito di nuovo, lo sta già per fare la stampa. Sicuramente, presto, trapelerà qualcosa ancor prima di poterci organizzare.

É Plummer a proporre, di nuovo “Mettiamo insieme tutti quelli che sanno dell’affare Kinkaid, creiamo una squadra e troviamo la fottuta mantide”

“Tu eri quello che voleva far finta che non fosse mai esistita, Plummer”

“E tu eri d’accordo, Hernandez. Cristo,che dovevamo fare? Ci avrebbero preso per il culo, riso dietro e poi avrebbero smantellato il distretto per trovare chi, delle guardie aveva assassinato la ragazza”

Apre un pacco di sigarette, ne sfila una e se l’accende. Le sue mani tremano.

“Avremmo dovuto accusare la sua amica.” riesco a mormorare, sentendomi una merda per averlo detto.

Plummer annuisce “Ormai è un po’ tardi”

“Già, ormai è tardi” concordo.

 

Inizieremo le indagini ancor prima di confermare alla stampa che, si, il cacciatore di teste, il nostro maschio sulla quarantina, bianco con disturbi psicologici, problemi legati alla sessualità e al relazionarsi con l’altro sesso, proveniente da un ceto medio basso e possibilmente traumatizzato in età infantile  da un evento che ha influenzato tutta la sua vita aveva colpito ancora. Stavolta ha lasciato ulteriori segni. Ci sta prendendo gusto, non si fermerà. Invitiamo la popolazione a collaborare. Non uscite di casa da sole, se vedete una persona sospetta avvisate subito le autorità.

Qualsiasi informazione sarà ben retribuita.

Plummer propone di battere sulla pista esoterica. Manderemo gli agenti ad interrogare cartomanti, spiritisti, santoni, guaritori ed esorcisti. Sarà tutto fatto in sordina, mentre continuiamo a tenere in piedi la storia del cacciatore di teste, sollevando più polverone possibile. Io mi occuperò di trovare l’identità della nostra mantide, della nostra persona ignota che rapisce bambini.

Ma non oggi.

Sono stanca e voglio solo finire il turno e staccare.

 

Esco dal distretto portandomi dietro una tazza di caffè. Arrivo all’auto. Mi fermo a cercare le chiavi cercando di non bagnarmi troppo per la pioggia.

“Signora” una voce mi fa sobbalzare. Mi volto di scatto.

Un bambino sporco e bagnato da capo a piedi con la testa rasata mi guarda. Ha dieci, forse undici anni, ha le labbra screpolate e la pelle piena di macchie violacee.

“Che succede, piccolo?” gli dico sentendomi piuttosto imbarazzata.

“Mi dispiace signora” Lo vedo puntarmi un piccolo spray, riesco a vedere la cannula gialla.

Un sibilo e i miei occhi iniziano a bruciare come l’inferno. Mi sfila la borsa dalle mani mentre lacrimo e tossisco in maniera isterica.

Riesco ad aprire gli occhi per un secondo. Intravedo il bambino che mi guarda con la mia borsa in mano. Sta in piedi, tranquillo. Incespico e gli vado incontro.

Lui corre via mentre io grido aiuto.

Nessuno risponde.

Incespico e continuo a correre lacrimando. Gli occhi gonfi e irritati mi fanno vedere solo immagini sfocate. “Fermati” grido.

Riesco a vedere il bambino prendere un vicolo verso il cortile interno di un palazzo. Gli vado dietro. Estraggo la pistola d’istinto.

“Fermati o sparo!” urlo sparando un colpo in aria.

Lo vedo lasciar cadere la borsa in una pozzanghera mentre entro nel cortile.

Ho i polmoni in fiamme, credo che gli occhi siano pronti ad uscirmi dalle orbite.

Il bambino non si muove.

Rimane fermo al centro del cortile. La sua sagoma sfocata muove il braccio in un arco.

Di colpo la mia vista torna nitida e rabbrividisco.

Mi ritrovo attorno almeno quindici, venti bambini. Tutti sudici e bagnati, tutti con il cranio rasato.

Rimango paralizzata.

L’unica cosa che esce dalla mia bocca è la frase più trita che possa dire “Che volete?”

Dico la mia battuta incespicando sulle sillabe, incapace di mantenere la mia autorità.

Ho paura.

“Oh, fai bene ad averne, ragazza” Mi volto.

La prima cosa che vedo è una ferita sulla fronte. Un ghirigoro infetto dalla forma simile a quelli trovati nella cella della mantide. La seconda sono due occhi infossati, di un grigio spiritato.

La terza è la bocca. L’uomo di fronte a me non ha labbra sotto il naso. I suoi denti sono grigi e sporchi, le sue gengive sono scure, come cuoio.

“Questi sono i nostri figli, sono la generazione che porterà avanti quello che noi stiamo iniziando. Noi convertiti, noi primi servi, noi indegni” Non muove la mascella mentre parla. La sua voce non la sto ascoltando. La sto sentendo nelle orecchie, la sto sentendo nel cranio.

Indietreggio di un passo. Sento che lo sto facendo, ma non mi muovo. Sono piantata a terra.

“Se io volessi, ora, potrei dire alle cellule tumorali che ti girano nel fegato di iniziare a moltiplicarsi. Potrei dire al tuo utero e al tuo colon di contrarsi in spasmi talmente forti da causarti un prolasso e costringerti a raccattare i tuoi pezzi in giro. Non scapperai, non ti ribellerai. Ascolterai”

Inizio a tremare, la mia mano stringe ancora la pistola. Tento di alzarla e i muscoli della mano iniziano a contrarsi di dolore, come se qualcuno li tirasse e li tendesse.

Il dolore diventa lancinante mentre le mie dita si aprono da sole. Sento la pistola cadere a terra. Uno dei bimbi la raccoglie.

“Ascolterai” dice ancora l’uomo.

Provo ad annuire. Il dolore alla mano svanisce.

“La nostra sorella Faye è andata a compiere il suo rito di passaggio. Anche il fratello James è andato a raggiungerla. Aprire la porta è difficile, ma non impossibile per chi ha appreso le lezioni più importanti. Questi che io faccio a te” fa una pausa, la mia bocca si apre da sola, la lingua scivola fuori. “non sono altro che trucchetti, sono le basi perché noi possiamo difenderci da voi” rimango con la lingua fuori dalla bocca spalancata. Lui alza la sua mano sudicia, appoggia due dita luride sulla mia lingua, sento il sapore salato e disgustoso del fondo di una pattumiera sulle papille gustative. Le dita si insinuano in gola. Sento i conati farsi avanti. Lui non distoglie gli occhi dai miei, mi stritola con lo sguardo mentre lo sento titillarmi l’ugola, premendola come un chicco d’uva. Fa scivolare fuori le dita mentre un getto di vomito mi sale dall’esofago e si spiaccica a terra.

“Quello dei miei fratelli è un compito più grande di quanto possiate immaginare. Io sono stato uno dei primi, ho ricevuto gli insegnamenti e sono stato ordinato dall’emissario in persona”

L’uomo spalanca le braccia “Io ho visto la Dama d’Ys e sono stato folgorato dalla sua bellezza alla luce dei soli neri”

Cerco di tossire per sputare pezzi di vomito, ma non ne sono in grado. Se lui non lo vuole non sarò in grado di farlo.

“Non possiamo permettere che i nostri accoliti interrompano il loro cammino. Io sono tornato da dove loro sono andati per assicurarmi che non interferiate.”

Si sbottona il lungo impermeabile nero, sotto riesco a vedere una massa pulsante e strisciante. Sto per svenire dall’orrore.

“E per farlo devo impedirvi di parlare di quello che è successo” Improvvisamente i muscoli della mascella si contraggono. Tento di impedirglielo, ma non riesco. La bocca si chiude con uno schiocco secco. I miei incisivi affondano nella mia lingua, la tranciano di netto. Sento un dolore atroce, il sangue mi riempie la bocca. Provo a urlare, esce solo un mugolio soffocato. La lingua penzola dalle labbra, la sento sbattermi sul mento attaccata ad un unico brandello di carne. Il mostro che ho di fronte si avvicina ancora di più con il viso. Apre le fauci. Una serie di lingue sottili escono sibilando e mi si chiudono sulla faccia. Mi attira a sé.

“Il Vescovo sta facendo la meraviglia!” urla uno dei bambini.

“Evviva, evviva il Vescovo che fa la meraviglia!” urlano tutti cantando.

Mentre mi attira verso le sue fauci, vedo i suoi lineamenti contorcersi, la sua bocca ora è enorme, gigantesca.

“Ecco la meraviglia, ecco la meraviglia! Il Vescovo porta la signora a vedere la mamma”

Dentro le sue fauci vedo il vuoto abissale, per un istante, un istante solo, riesco a vedere dei soli neri brillare. Le voci dei bambini si interrompono in uno schiocco secco.

Rotolo dentro il Vescovo.

Giù, in un vuoto siderale.

Credit for the image: sunburnedvamp.deviantart.com